I principali componenti del fumo chirurgico
Il fumo chirurgico, chiamato anche aerosol o plume di diatermia, è composto per il 95% da acqua o vapore e per il 5% da detriti cellulari sotto forma di particelle.
Un gran numero di studi ha dimostrato che il 5% dei detriti cellulari presenti nel fumo chirurgico contiene virus attivi, particelle inattive e patogeni trasmissibili con il sangue: nei fumi prodotti dal taglio laser sui tessuti sono presenti geni virali, virus e cellule attive, potenzialmente infettivi; poiché il vapore generato dal bisturi ad ultrasuoni si vaporizza a bassa temperatura, tale vapore può trasportare maggiori quantità di sostanze infettive o attive; inoltre, strumenti elettrici chirurgici come pialle ad alta velocità e seghe ossee possono vaporizzare sangue contenente HIV e produrre fumo chirurgico contenente HIV attivo.
Vi sono altre sostanze nocive, quali CO, acroleina, toluene, etilbenzene, xilene, ecc., che possono persino causare il cancro.

I rischi del fumo chirurgico
Nel 1985, il "fumo chirurgico" è stato ufficialmente riconosciuto come un rischio importante a livello internazionale.
Il fumo chirurgico non solo ostacola la visuale degli operatori, ma rilascia anche sostanze tossiche e nocive nell'aria. Esso può causare mal di testa, infiammazione degli occhi e delle mucose e altri sintomi in sala operatoria, e potrebbe inoltre provocare danni a lungo termine alla salute umana.
Per molti anni, si è pensato che la nausea e il vomito dei pazienti durante la chirurgia laparoscopica fossero causati dai gas anestetici, ma studi recenti hanno dimostrato che la probabilità dovuta al fumo chirurgico è elevata.